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lunedì 25 aprile 2016

Dagli archivi Wordpress: The Melancholy Death of Oyster Boy & Other Stories

(Data: 18/02/16)


The Melancholy Death of Oyster Boy & Other Stories (in italiano Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie) è una raccolta di poesie scritte da Tim Burton del 1997. Il libro contiene 23 poesie scritte dal regista riguardanti personaggi atipici, ciascuna delle quali è accompagnata da un disegno dell'autore stesso. Le poesie sono scritte in uno stile semplice ma efficace, privo di fronzoli ma ricco di immagini e di metafore talmente calzanti e bizzarre che, una volta iniziata a leggerne una, fermarsi è impossibile: da divorare tutte in un boccone. I protagonisti sono personaggi speciali che operano in uno spazio vago e atemporale, le cui caratteristiche e origini non seguono i classici standard della razionalità, in perfetto stile Burtoniano. Decisamente un libro da collezione per i fan più accaniti, oltre che un perfetto libro per bambini: da leggere come favolette della buonanotte per chi ha poco tempo a disposizione o da far leggere per motivare l'apprendimento della lingua inglese.
Perché gli adulti alle volte non apprezzano il genere, incapaci di lasciarsi andare a ciò che apparentemente non ha nè capo nè coda; i bambini, invece, non si pongono tutte queste domande poiché tutto è lecito finché vive nella loro immaginazione.

(c) Mars aka Martisia

Dagli archivi Wordpress: American McGee's Alice in Wonderland

(Data: 25/02/2015)

Per la rubrica Beautifully Macabre, non potevo non dedicare un post ad un pezzo fondamentale della mia tarda infanzia. Si tratta del videogioco per computer American McGee's Alice in Wonderland ma, credetemi, di "wonderland" vi è ben poco.

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Ideato dalla mente malata di American McGee, sviluppato da Rogue Entertainment e prodotto dalla Electronic Arts [¹], il gioco comincia anni dopo il ritorno a casa di Alice. Conosciamo tutti bene la meravigliosa storia di Lewis Carroll, omaggiata dalla Disney con il suo celebre cartone animato e -successivamente- dalla pellicola di Tim Burton, ma che fine ha fatto la piccola Alice dopo la sua avventura? "La piccola Alice è cresciuta, e così anche il paese delle meraviglie" cit.


Lewis Carroll scriverà come seguito "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" e American McGee, ispirandosi ad entrambe le opere [²], capovolgerà e immaginerà la storia noir: Alice perde i suoi genitori in un incendio provocato accidentalmente dal suo gatto e, dopo aver tentato il suicidio con un cucchiaio, viene rinchiusa in un manicomio. Lì le fa visita un Bianconiglio completamente cambiato, scheletrico e dallo sguardo maligno, che chiede ad Alice di tornare nel paese delle meraviglie per salvarli dalle forze malefiche che l'hanno infestato dopo l'ascesa al potere della Regina di Cuori. Alice, quindi, cade di nuovo nel buco ma ad attenderla vi è un paese apocalittico in cui il male regna sovrano. Persino il Cappellaio Matto, un tempo suo amico, adesso è diventato suo nemico giurato, caduto nella corruzione del paese delle Meraviglie. Armata del suo fedele coltello, lo scopo di Alice è quello di uccidere, e la ragazza non si fa scrupoli a sporcare il suo vestitino di sangue, facendo conti sia con la follia che regna nel paese citato, ma anche con la sua, dovuta dal suo gigantesco trauma da cui si stava riabilitando.



Il gioco è stato rilasciato nel 2000 e ha riscosso un grandissimo successo mondiale, sebbene sia uscito solo in lingua inglese. Successivamente, il 16 Giugno 2011, viene rilasciato il sequel, ovvero Alice: Madness Returns, disponibile sia per computer che per la Playstation e per l'XBOX.

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Personalmente è un gioco che consiglio sia per la trama ma anche perché è un videogame in terza persona dove, però, si entra completamente dentro l'azione: quella per salvare il paese delle meraviglie e quella per affrontare gli incubi di Alice contro cui la ragazza deve fare costantemente i conti. Una nota di merito va anche alla bellissima e gotica colonna sonora che contorna il gioco, creata da nientepopodimeno che Chris Vrenna, conosciuto come batterista dei Nine Inch Nails. [³]

Benvenuti nel paese delle malizie dove vivrete un'esperienza visionaria di follia in puro stile vittoriano.

FONTI: [¹] - [²] - [³]

(c) Martisia aka Mars

Dagli archivi Wordpress: I mostri "appiccicosi" di Don Kenn

(Data: 20/02/2015)

Ognuno è tormentato dai propri mostri. C'è chi li evita fingendo che non esistano, chi li porta a galla e li affronta e chi vive la propria vita fuggendo da loro perché ne ha troppa paura.

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John Kenn Mortensen li immortala sui post-it con la stessa nonchalance con la quale una qualsiasi persona segna un appunto per attaccarlo sul frigo in modo da non dimenticare. Lo scrittore di programma televisivi per bambini danese, però, non lo fa per ricordare, bensì per il contrasto nero su giallognolo ispirandosi all'illustratore statunitense Edward Gorey. [¹] Personalmente trovo i suoi lavori squisitamente macabri: esteticamente belli da vedere per le linee definite, dettagliate ma pulite, che, nonostante riempiono tutto il disegno, non lo appesantiscono affatto. I mostri sono reali ma non così terrificanti per le loro espressioni buffe, infatti, anche i personaggi (per lo più bambini) non sembrano spaventati da questi, bensì ci convivono civilmente. Forse queste illustrazioni, oltre che il gusto per il macabro, rappresentano una filosofia, un pensiero - o meglio - un consiglio da padre ai propri figli (il signor Mortensen è anche padre di due gemellini [¹]): quello, cioè, di non lasciarsi sopraffare dalle proprie paure.

I mostri non sono così male.

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(c) Martisia aka Mars

Dagli archivi Wordpress: IndustriaLynch

(Data: 06/11/2014)

Volevo dedicare un angolino del mio blog ad una serie di scatti che mi hanno colpita tanto da non rendermi conto di averle salvate due volte sul pc in due cartelle identiche. Come ben sapete, a Bologna è in corso una mostra fotografica di David Lynch fino al 31 dicembre. La mostra si tiene al MAST e, per chi dovesse passare da quelle parti, penso sia decisamente un MUST farci un salto. Non solo perché David Lynch è uno dei registi più controversi e influenti nel mondo del cinema (durante la mostra vengono proiettati a ciclo continuo alcuni suoi cortometraggi inerenti al tema), ma -a mio parere- specialmente per omaggiare altri lati di lui che lo rendono un effettivo artista a 360°. La mostra, infatti, raccoglie una collezione di fotografie scattate nel ventennio 1980-2000 tra le decadenti fabbriche abbandonate europee e statunitensi.

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(Fonte: qui)

Adoro l'approccio soggettivo che ciascun fotografo ha con il proprio mezzo che, non solo fa apprezzare la bellezza estetica di una foto, ma anche il suo profondo aspetto concettuale. Non c'è da stupirsi se le foto di Lynch siano così profonde, avvolte da folte e impenetrabili nuvole di grigi e di neri, talmente pesanti che sembra di poterne percepire la consistenza. Dopotutto, ci piace soprattutto il senso d'angoscia che solo lui è capace di trasmettere in una maniera più unica che rara. La scelta del soggetto delle foto, poi, lo umanizza: la nascita delle fabbriche fu la più influente svolta nella storia dell'umanità, la decadenza di queste affascina l'uomo tanto da spingerlo ad inoltrarsi per esplorarle. Tra le mura pericolanti e il pavimento polveroso che scricchiola sotto le scarpe, si celano decenni di duro lavoro che hanno segnato il fenomeno della meccanizzazione dell'uomo e quindi dell'annullamento di esso come individuo, seguiti da anni durante i quali l'uomo comincia ad essere sostituito dalle macchine, sotto slogan che incitano maggiore produttività per maggiore consumo con la nascita del consumismo. Che dire, anch'io sono completamente affascinata dai luoghi abbandonati, specie dagli scheletri dei palazzi e dalle fabbriche che sogno di poter far rivivere e dargli di nuovo un pizzico dello splendore che meritano. A mio parere, queste rappresentano la decadenza dell'animo umano pronto a lasciare a marcire ciò che non gli serve più per passare a nuovi progetti: generazione abituata al gettare-quando-non-serve-più piuttosto che rimboccarsi le maniche e sistemare, generazione dello sprecare-invece-che-riciclare.
Lynch le fa rivivere attraverso questi bellissimi scatti e cortometraggi, e così molti altri fotografi moderni amatoriali.
In fondo, non c'è niente di più immortale di una foto.

(c) Martisia aka Mars

Dagli archivi Wordpress: Uno sguardo su GRIMM

(Data: 18/02/2015)

Ultimamente ho scoperto una serie TV che mi ha completamente appassionata: si chiama Grimm ed è una serie americana firmata NBC che si svolge tra il "nuovo" e il "vecchio" continente: tra Portland - dove avviene l'azione - e Vienna - dove avvengono i complotti -, senza dimenticare la Germania dove sono insidiate le radici della storia.


Si tratta di un poliziesco fantasy, ispirato alle favole dei fratelli Grimm (ma al loro lato più oscuro), e non solo, creato dalle menti di Jim Kouf, Stephen Carpenter e David Greenwalt (ormai pilastro del genere dark fantasy dopo aver sfornato la celebre serie di Buffy). [¹] [²] La storia parla di Nick Burkhardt, giovane detective della omicidi di Portland, che scopre sulla sua pelle di essere un Grimm come i suoi antenati ("chiamalo difetto di famiglia" cit.). La sua morente zia Marie gli farà da guida e Nick diventa, quindi, duplice giustiziere: di criminali ma anche di Wesen, ovvero le bestie che si nascondono nelle persone che lo circondano. Non tutti i Wesen, però, vengono per nuocere, come ad esempio Monroe, il Blutbad - il lupo mannaro, il più temuto tra i Wesen - vegetariano che diventa amico nonché braccio destro di Nick. 


Favole e incubi sentite e lette da bambini diventano una realtà per adulti ed è proprio questo uno dei motivi per cui consiglio vivamente la visione di questa serie: la storia, che comincia fluida e lineare, si infittisce sempre di più (specialmente dalla seconda stagione in poi), diramandosi in svariate sotto-storie che includono tutti i personaggi principali e, oltre ciò, vi sono i riferimenti alle favole e alle leggende tramandate di generazione in generazione; inoltre, ho apprezzato il binomio bene/male e uomo/bestia, la metafora degli animali selvaggi che si nascondono dentro ciascuno di noi, con le proprie caratteristiche e la propria indole.


FONTI: [¹] [²] 
 
(c) Martisia aka Mars